Acqua pubblica
Da SpazioPubblico.
In quanto proprietà delle persone che vivono in un territorio, l'acqua dovrebbe avere un costo soltanto associato alle spese per la sua gestione, per ripagare i costi di depurazione, i controlli e quelli di pompaggio dai fiumi a valle verso i centri abitati posti più in alto.
Negli ultimi decenni del secolo la banca mondiale ha finanziato progetti per infrastrutture idriche nel terzo mondo ponendo come condizione la privatizzazione della loro gestione. Questa gestione si è rivelata fallimentare dato che in questi paesi gran parte della popolazione non può pagare le tariffe previste e ha dato origine a numerose proteste.
Le società pubblico-private che stanno operando in Italia dal 2001 in regime di sostanziale monopolio riassumono i vizi e le criticità del sistema pubblico, per spreco delle risorse e occupazione del ceto politico, e del sistema privato per la logica del profitto che non dovrebbe essere prevalente nella fornitura di un bene comune.
Le leggi nazionali e regionali che sono state emanate per la privatizzazione dell'acqua trovano un'opposizione decisa di numerosi enti locali ( Provincie e Comuni) e di Associazioni e Comitati che si battono per l'Acqua pubblica. L’accesso all’acqua è un diritto collettivo mentre sta diventando mercato che ne limita l’uso ad alcuni cittadini. Sono in corso iniziative legislative che trasformano l’acqua da bene comune a merce da acquistare individualmente come qualunque prodotto di consumo.
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[modifica] La privatizzazione dell’acqua
La legge 133 /08, ovvero Finanziaria, all’articolo 23 bis obbliga i Comuni a mettere sul mercato le loro reti idriche entro il 2010 anche se l’erogazione e buona e la gestione è in attivo. E’ l’ultimo atto di un processo di privatizzazione che inizia nel nostro paese nel 2002 con una legge che obbliga le Società Municipalizzate a diventare Società per Azioni (SPA) che hanno aperto le porte a banche, industrie e società multinazionali specializzate nel business dell’acqua. E’ un bene prezioso e lo sarà sempre più nel futuro: Con consumi in aumento e disponibilità in calo il prezzo è destinato a salire e l’interesse di investitori e speculatori è crescente. Con la legge del 2002 fu varato un provvedimento tecnico che divide il territorio in 90 ambiti idrici territoriali spingendo i Comuni a consorziarsi. Dei 90 ambiti territoriali 26 sono gestiti già da SPA a capitale pubblico-privato e 64 sono ancora pubblici . Nel 2006 la Regione Lombardia decreta con una legge la separazione tra erogazione e gestione del servizio. Le reti pubbliche restano in mano pubblica con i costi di manutenzione a carico dei contribuenti, i contatori e le bollette in mano ai privati.
[modifica] L’oligopolio
Nei 26 ambiti gesti di SPA pubblico-private la parte del leone la fanno:ACEA di Roma, AMGA di Genova che con SMAT di Torino si è fusa in IRIDE, HERA di Bologna,A2A nata da fusione di AEM di Milano e ASM di Brescia. In tutte queste società hanno una quota azionaria le multinazionali VEOLIA e SUEZ oltre ad altri imprenditori che vedono nell’acqua un business simile a quello del petrolio. La creazione di quest’oligopolio è stato reso possibile da leggi che non hanno trovato alcuna opposizione in parlamento per la ragione semplice che c’è un rapporto stretto tra il nuovo oligopolio dell’acqua e le oligarchie di partiti che inseriscono i loro uomini nel promettente business.
[modifica] Gli effetti
Con l’acqua privatizzata il controllo sta in mano a manager e pacchetti azionari interessati unicamente al profitto e non ai sindaci e ai responsabili della comunità su ci si scaricano comunque i disagi sociali legati all’aumento indiscriminato delle bollette a all’erogazione discrezionale. E infatti tra i principali oppositori al processo di privatizzazione ci sono numerosi sindaci. Gli effetti perversi sono evidenti in una regione dell’Inghilterra dove le bollette ad un operatore australiano cui ci si deve rivolgere anche per eventuali guasti. E’ la finanza globale che sfrutta un bene squisitamente locale. Ad Aprilia la privatizzazione ha portato ad aumenti del 300%. In molte altre città tra cui Arezzo e Frosinone le privatizzazioni hanno portato non solo aumento delle bollette ma anche gestione fallimentare.Mentre in altre bacini come nella Provincia di Ascoli o nel Friuli Venezia Giulia alcune SPA interamente pubbliche erogano un ottimo servizio e sono in attivo.
[modifica] La resistenza
Ai provvedimenti della Regione Lombardia hanno risposto 144 Comuni con la richiesta di un referendum popolare per il ritiro del provvedimento. Il Comune di Cologno Monzese è capofila di questo movimento. I Vescovi di Brescia e Milano si sono schierati proclamando l’acqua un bene comune non negoziabile.
La mobilitazione,che ha coinvolto i Comuni indipendentemente dal colore politico delle Giunte, ha portato alla vittoria dei Comuni: il 27 gennaio 2009 il Consiglio regionale della Lombardia ha modificato la legge regionale 26/2003 sulla privatizzazione dei servizi idrici accogliendo gli emendamenti presentati dall’opposizione che aveva raccolto tutte le richieste fatte dai Comuni. Non ci sarà quindi bisogno di indire una consultazione referendaria.
Nello specifico, è stato reso possibile per i Comuni scegliere la gestione diretta (pubblica - in house) del servizio di erogazione dell’acqua, eventualità precedentemente esclusa dalle leggi regionali in vigore e dalle successive modifiche. È stato inoltre affermato il principio secondo cui le reti e gli impianti di distribuzione devono rimanere di proprietà interamente pubblica.
"E’ una grande vittoria per chi ha difeso strenuamente un diritto fondamentale – commenta Mario Soldano, Sindaco di Cologno Monzese, comune capofila nella battaglia referendaria -. L’acqua è un diritto, non un bene che si può mettere sul mercato. Riconoscere il ruolo degli enti pubblici significa riconoscere l’importanza di chi viene eletto dai cittadini per salvaguardare questo diritto."
“Stiamo sperimentando sulla nostra pelle a cosa può portare un liberismo selvaggio e senza regole, – aggiunge l’Assessore alla Cultura di Cologno Monzese Giovanni Cocciro, portavoce dei comuni referendari - questo è forse un primo segnale che il vento sta cambiando, e comincia a soffiare nella direzione dei diritti per tutti. E’ una vittoria della democrazia ‘dal basso’, dei comuni, che sono le istituzioni più vicine ai cittadini”.
La mobilitazione è viva anche in altre Regioni. La Conferenza episcopale d’Abruzzo ha dichiarato l’accesso all’acqua un diritto fondamentale e inalienabile. In Puglia 38 Comuni e le Provincie di Bari e Lecce chiedono alla Regione il ritorno al regime pubblico.
[modifica] Il Forum
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua è un movimento nazionale che vede associati comuni ,associazioni territoriali e liberi cittadini , ha raccolto 400 mila firme e depositato in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare per bloccare il processo di privatizzazione.
Nel Novembre 2008 ad Aprilia si è svolta la seconda assemblea, dopo quella del 2006, nel corso della quale è stato approvato il documento conclusivo del Secondo Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua dal titolo Acqua pubblica, riprendiamoci il futuro!.
[modifica] Per il risparmio dell'acqua
Varie iniziative locali sono finalizzate al risparmio dell'acqua. Tra queste l'istituzione di un Forum risparmio acqua e la campagna Ti voglio bere a cura del Centro Studi Ambientali di Torino.
[modifica] Il movimento internazionale
I processi di privatizzazione riguardano in particolare alcune regioni del mondo nelle quali si sono formati movimenti di opposizione che hanno costituito una rete internazionale. Il Sindaco di Parigi Delanoe si candida alla rielezione proponendosi come portabandiera di un ritorno all'acqua pubblica. E l'appello proviene proprio dalla città sede delle multinazionali dell'acqua come SUEZ e VEOLIA. Negli Stati Uniti, paese liberista per eccellenza, l'acqua è protetta dalle autorità pubbliche in quanto risorsa strategica del paese.
[modifica] Documenti e articoli
UN'UTOPIA REALIZZABILE SOLO IN FRANCIA? da Le Monde Diplomatique novembre 2008

