Casa delle Dame

Da SpazioPubblico.

Le Case delle Dame erano palazzi in cui venivano rinchiuse in modo volontario o coatto donne colpevoli di reati veri e presunti rispetto alla moralità e alla fede. Hanno ospitato anche le "morette", schiave di colore che venivano riscattate dalle famiglie cattoliche che le mantenevano. Molti di questi palazzi hanno oggi una destinazione di spazi pubblici o aperti al pubblico.


La Casa delle Dame di Posada

L'antica Casa delle Donne è stata ristrutturata come spazio espositivo dove vengono organizzati importanti eventi culturali: nel 2006 esposizione di un piccolo Ercole in bronzo risalente al quarto secolo a.C., nel 2008 una mostra di pittori sardi del Novecento.


La Casa Internazionale delle Donne a Roma

Quello che l’Ottocento ha nominato Buon Pastore e oggi è la Casa Internazionale delle Donne, nasce nel 1615 come primo reclusorio femminile laico carmelitano dello Stato della Chiesa, denominato Ospizio della S. Croce per Pentite. La sua ragione è nell’attuazione delle politiche controriformiste di conversione (da altre fedi o a comportamenti allineati alle direttive della nuova teocrazia post-tridentina) rivolte alle donne articolata in reclusione religiosa (conventi), laica, soprattutto teresiana e agostiniana (rifugi e ospizi), fino all’Inquisizione di cui la Caccia alle streghe sarà un atroce aspetto. Lo stato di completa subalternità femminile, sancita dal costume e dalla legislazione coeva, con la nascita della teocrazia (Stato della Chiesa) incrudelì le istituzioni e gli strumenti con cui si perseguivano le politiche controriformiste.

Roma, imitatata da tutte le terre cattoliche, creò strutture, dove laiche (persone senza i voti religiosi) di qualsiasi età, colpevoli di reati veri o presunti rispetto alla moralità e alla fede, erano rinchiuse in modo coatto (Tribunale dell’Inquisizione, Tribunale del Cardinal Vicario, Collegio dei Parroci, famiglie) o "volontario", per il senso che può avere la parola in una società in cui il destino di una donna (in stato pupillare dalla nascita alla morte) è iscritto nel silenzio, nell’obbedienza, nel passaggio di tutela dalla famiglia originaria a quella acquisita tramite il matrimonio e la monacazione. Donne che portavano da sole il peso, la colpa, l’emarginazione, la povertà, l’ignoranza, l’abbandono cui erano destinate e che entravano come Convertite o Pentite nei Rifugi (ex prostitute, adultere, madri nubili, donne con disagi, malmaritate o donne non in regola con gli obblighi religiosi). Alcuni reclusori (i Conservatori) erano per le pericolate, (bambine di famiglie sospette di immoralità o eresia, o orfane o vagabonde) talvolta messe nei Rifugi, come alla Lungara...

Ufficialmente, l’Ospizio della S. Croce alla Lungara ha per fondatore Domenico di Gesù Maria (un Carmelitano scalzo della Congregazione di S. Elia) che molto si prodigò per trovare i fondi per costruirlo e che dette un Regolamento ispirato a quello delle carmelitane scalze nella versione laica corrente: quello delle Agostiniane Convertite, un ordine cinquecentesco romano per ex prostitute che anch’esso farà scuola.

In realtà, all’origine dell’Ospizio, c’è un Patronato di Dame - impegnate nelle politiche controriformiste rivolte alle disoneste - che avevano trovato, come d’uso, aiuto e finanziamento nella loro potente rete amicale e parentale. Le Pentite erano espressione del sessismo, dell’emarginazione sociale, del clima persecutorio, delle violenze dentro e fuori la famiglia, in cui viveva la quasi totalità delle donne, qualsiasi età avessero e a qualsiasi ceto appartenessero. Discriminazioni che determinavano il destino singolo e collettivo delle generazioni femminili, colpendo maggiormente le più giovani, povere e indifese. Nell’Ospizio, le Pentite si mantenevano poveramente, cucendo, coltivando l’orto e il frutteto, ricevendo elemosine e piccole doti d’ingresso.

da http://www.casainternazionaledelledonne.org/chisiamo.htm


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