L'opinione di Richard Rogers
Da SpazioPubblico.
In qualunque società civile, l’accesso a spazi pubblici di elevata qualità dovrebbe essere un diritto fondamentale della persona. Chiunque dovrebbe essere in grado di vedere un albero dalla propria finestra. Chiunque dovrebbe avere uno spazio sulla soglia dove potersi sedere. Ogni casa dovrebbe essere a cinque minuti a piedi da una fermata dell’autobus, da uno spazio giochi per i bambini. Tutti dovrebbero abitare al massimo a dieci minuti a piedi da uno spazio pubblico davvero bello.
Lo spazio pubblico è centrale per la vita politica e sociale di una città. Strade e piazza sono luoghi del mercato, dello scambio, della discussione, delle dimostrazioni, per incontri formali e informali. Gli spazi pubblici hanno un’essenza democratica: al loro interno i cittadini hanno dei diritti, circoscritti solo dalle leggi nazionali. Sono i luoghi che definiscono il carattere delle città, ne evidenziano la generosità, le mettono in mostra. Erodere lo spazio pubblico significa indebolire il tessuto sociale. Cosa assai evidente oggi. Città come Londra si fanno più densamente popolate, e gli spazi pubblici diventano più preziosi e più a rischio.
Si realizza un sistema stradale modulato per l’efficiente movimento del traffico motorizzato, anziché sulla comodità e qualità di vita di pedoni e ciclisti. I progetti infrastrutturali di grandi dimensioni hanno distrutto i centri delle città e tagliato i quartieri, senza diminuire la congestione. È essenziale ridurre l’uso dell’auto se vogliamo costruire città più sostenibili: dobbiamo spingere le persone a camminare di più e andare in bicicletta, realizzando ambienti pubblici gradevoli, facili da individuare, sicuri. Ma troppo spesso l’ambito pubblico è pensato come aggiunta: letteralmente, ciò che resta dopo aver progettato.
Non sorprende quindi che divenga poco valutato dal grande pubblico così come dalle autorità responsabili. Fortunatamente, il mayor di Londra e i consigli municipali sempre più condividono un’idea di quanto sia importante realizzare e mantenere ottimi spazi pubblici: di ogni dimensione e qualità, dai nuovi parchi, come quello Olimpico o al Crystal Palace, sino alle pubbliche piazze e alle strade. L’accessibilità alla riva meridionale del Tamigi ha costituito un passeggio di rilevanza mondiale, e la riorganizzazione di Trafalgar Square dimostra come Londra possa competere coi migliori spazi pubblici d’Europa; sono in corso ambiziosi progetti anche per Parliament Square e il Victoria Embankment. Trasformazioni come quelle di Stratford City e a King's Cross contribuiranno alla formazione di altri ambiti pubblici. La preparazione della mostra London Open City, e il dibattito parallelo, sottolineano alcuni dei modi in cui si sta collaborando fra settore pubblico, privato, volontariato, per migliorare l’organizzazione delle strade, piazze, parchi e altri spazi pubblici di Londra. Ma c’è ancora molto da fare.
Dobbiamo ripensare al modo di avvicinarsi a questi problemi. Dobbiamo capire che un migliore spazio pubblico si realizza evitando di realizzare quartieri inadeguati, e invece costruendo ambiti per la gente, che si inseriscano come parte di una città mondiale sostenibile. Lo spazio pubblico - musei, gallerie, chiese, mercati e gallerie commerciali – deve insinuarsi in tutti gli interstizi della capitale. Mi piacerebbe una legge che obbligasse tutte le circoscrizioni di Londra, coordinate a scala metropolitana, ad eseguire studi particolareggiati sugli ambiti esistenti, con indicazioni su come ampliarli, migliorarli, mantenerli. Dobbiamo investire nello spazio pubblico, e conservarlo per le generazioni future. Questo spazio non deve essere considerato come “bellezza” aggiunta alle aree urbane, ma elemento infrastrutturale essenziale: inserito al pari del sistema dei trasporti, delle fognature, dell’ecosistema, dei servizi sanitari, parte della vita quotidiana di ciascun cittadino. Tutti i vantaggi che scaturiscono dal rinascimento urbano di Londra, non saranno tali finché non arriveranno sino ad ogni singola soglia della città.
Titolo originale: Our right to see the trees – Richard Rogers 17 marzo 2008 –The Guardian traduzione di Fabrizio Bottini- Eddyburg.it
[modifica] collegamenti
- Richard Rogers http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Rogers

