Rete per la partecipazione

Da SpazioPubblico.

La “Rete per la partecipazione” [[1]] della città di Roma nasce nel 2008. Si tratta di un network, che si rivolge a operatori, educatori, mediatori sociali, insegnanti, tecnici della Pubblica amministrazione, membri di comitati e associazioni di quartiere e cittadini attivi (o che vogliono attivarsi)che intendono aprire uno scambio e un confronto tra le varie esperienze riguardanti la partecipazione e il il lavoro sociale di comunità.

La Rete si propone di dar luogo a una rinnovata ricerca di metodi e di pratiche basate sulla relazione reciproca e paritaria con le persone e le comunità locali, finalizzate all’empowerment, ovvero al potenziamento delle individualità e delle collettività necessarie a creare nuove forme di democrazia e di partecipazione all’interno del tessuto sociale urbano.

A questo scopo la Rete si è dotata di un sito che, oltre a offrire un’area di dibattito, fornisce una vasta gamma di materiali da scaricare e consultare: video, fotografie, documenti con lo scopo di produrre condivisione di percorsi e di saperi, cercando di mettere in comunicazione tutti coloro che lavorano sul terreno della partecipazione, siano essi nelle Istituzioni, nel terzo settore o nelle reti informali della società civile.

www.reteperlapartecipazione.blogspot.com si propone di essere un luogo attraversabile di scambio e di dialogo tra operatori della partecipazione, un laboratorio di idee, un nodo di ulteriori e più vaste reti che possono essere tessute “camminando domandando”.

E' possibile per chiunque partecipare al dibattito tramite il libero invio di contributi scritti, idee, immagini, narrazioni di esperienze nel campo del sociale e della partecipazione. Basta iscriversi al sito.


[modifica] Il dibattito nella RETE

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Quello che leggerete in questa sessione sono le sintesi dei periodici incontri della "Rete per la Partecipazione", spunti utili a costruire una identità collettiva e un modello permeabile e duttile del "lavoro sociale di comunità" (i Quartieri Partecipati)applicato ai differenti contesti sociali in cui operiamo. Buona lettura.


Alla ricerca di una definizione possibile di partecipazione


La partecipazione (nel lavoro sociale e di comunità) può essere interpretata come una politica pubblica (progetti o programmi finanziati dalla pubblica amministrazione) o autorganizzata che punta alla trasformazione e al cambiamento e che per essere efficace deve poter favorire l’interazione, la trasformazione delle relazioni umane e la ricostruzione del tessuto sociale di un territorio, sviluppando cultura della partecipazione e utilizzando metodologie di gestione positiva del conflitto, di mediazione sociale, di empowerment territoriale, di educazione alla cittadinanza.

La partecipazione può essere sia il fine che il mezzo di una azione sociale che mette in discussione forme di potere e ricostruisce il senso di comunità. E’ la costruzione di una idea diversa di cittadinanza basata sulla centralità della comunità locale. Operare nella comunità mettendola in condizione di agire autonomamente per il cambiamento,significa valorizzare ciò che sul territorio esiste, si esprime ed agisce, riconoscere e sostenere le potenzialità dei cittadini(anche di quelli non attivi) e creare le migliori condizioni per la loro attivazione, facilitando la comunicazione tra le varie componenti del territorio, sostenendo ed accompagnando la comunità nelle forme di azione che essa stessa sceglie.

Partecipazione è condividere un progetto su uno scopo comune da raggiungere, è incontrarsi intorno ad una idea

Gli "operatori della partecipazione" (operatori e mediatori sociali, tecnici, architetti, insegnanti, cittadini)sono soggetti attivi del processo di partecipazione e non semplici veicolatori o facilitatori. La partecipazione è infatti dialogo tra le differenze dove l'operatore non è separato dal gioco delle relazioni ma è un soggetto responsabile al pari degli altri partecipanti e che usa le proprie competenze per la riuscita del processo di partecipazione.

La partecipazione è ciò che viene realizzato dai cittadini e con i cittadini, non qualcosa da rappresentare artificialmente con eventi costruiti appositamente per "mostrare che c’è partecipazione". Non basta creare spazi d'incontro ed estemporanee occasioni per la socialità ma occorre un quotidiano lavoro nel territorio per costruire lo sviluppo di una "comunità partecipante" e di una cultura della partecipazione che abbia come base il dialogo sociale, il riconoscimento del valore dell’altro, il rispetto dei diritti umani.

Coloro i quali decidono di aderire alla "Rete per la Partecipazione" stanno ricercando non un modello statico di partecipazione, ma un percorso di continuo scambio ed aggiornamento, di narrazione di ciò che avviene nei territori, di valutazione collettiva delle esperienze in atto, di progettazione comune di ulteriori percorsi progettuali e di buone pratiche

Parlando di Quartieri Partecipati

La partecipazione non è solo identificabile con i bilanci partecipativi messi in atto da molte amministrazioni, ne con le sole esperienze di progettazione partecipata in ambito urbano.

Può essere interpretata anche come una forma di azione progettuale in ambito sociale che per essere efficace deve favorire trasformazioni concrete nella qualità delle relazioni nel tessuto sociale, nella qualità della vita e nel livello di protagonismo dei cittadini.

Questo lavoro per essere efficace deve prevedere la presenza periodica sul territorio di operatori (educatori, mediatori sociali e culturali, psicologi, sociologi, ecc.) che diventino parte del tessuto relazionale del territorio e stimolino il fare e il cooperare secondo una serie di modalità elastiche e circostanziate ispirate al lavoro di comunità, alla ricerca azione, alla mediazione sociale e dei conflitti e a forme di azione non violenta.

Tale presenza di prossimità, dovrebbe facilitare la comunicazione e la collaborazione tra i cittadini e le risorse del territorio (scuole, centri giovanili, parrocchie, servizi, associazioni, gruppi di cittadini attivi, commercianti, ecc) in un processo di costante costruzone del “quartiere partecipato” secondo un percorso profondo, inclusivo e soprattutto in grado di trasformare la realtà.

Le forme di partecipazione che non sono in grado di ingenerare processi di cambiamento, che hanno timore di fare emergere una conflittualità sociale sana e propositiva, in grado di dialogare attivamente con le amministrazioni, sono inutili e controproducenti e, rappresentando oggettivamente tentativi di controllo sociale sulla vita del territorio, possono trasformarsi in un boomerang sia per i partecipanti che per quelle amministrazioni che la partecipazione avevano avviato.

Fino ad oggi a Roma non esistevano progetti finanziati dalle amministrazioni con lo scopo dichiarato ed esplicito di stimolare la partecipazione delle comunità locali, ovvero di costruire - nel medio e nel lungo periodo, al di là degli interventi spot - le condizioni necessarie e sufficienti affinchè un qualsiasi cittadino possa in qualsiasi momento essere facilitato ad entrare in relazione con altri cittadini e\o con associazioni e realtà locali per affrontare e risolvere insieme problematiche comuni o solo per passare il tempo in maniera costruttiva, mettendo a disposizione della collettività (e a sua volta beneficiandone) le proprie competenze e conoscenze.

Esistono però una serie di progetti - rivolti ai giovani, alle comunità straniere, alla mediazione sociale, ecc. - che possono essere re-interpretati in funzione della costruzione di "comunità partecipanti". Esistono solo nella città di Roma esempi molto interessanti di costruzione di microsistemi locali di partecipazione a partire dalla costruzioni di reti di quartiere o dalla semplice costruzione di forme partecipative tra i cittadini su aspetti specifici che hanno avuto il risultato di “fare società”.

Parliamo ad esempio delle esperienze maturate con la Rete delle Associazioni di Quartaccio o con la Casa delle associazioni S. Basilio o dell’esperienza nata a S. Palomba intorno al locale progetto di mediazione sociale. Si tratta di esperienze che sono nate da intuizioni di singoli o più attori territoriali e dall’interpretazione partecipativa del lavoro progettuale e di rete, che si è interfacciato con comitati di quartiere e scuole e con cittadini disposti a donare un po’ del loro tempo per migliorare il quotidiano.

In alcuni casi questo lavoro ha incontrato la sensibilità di alcune amministrazioni locali (ad esempio i Municipi V e IX) che hanno cominciato a progettare specificatamente sul lavoro di comunità orientato a favorire la partecipazione. Vedremo che uso sapremo fare di queste energie in un panorama culturale e sociale per niente rassicurante.


[modifica] I Nodi della RETE

Municipio V

Mediazione Sociale e Lavoro di Comunità S. Basilio e Casale Caletto,

www.prendiparte.org

Casa delle associazioni S. Basilio

Spazio di mediazione sociale Pietralata

Street Work

Tavolo e Forum Giovani

Municipio IX

Municipio IX Spazio Prossimo

Municipio X

Centro Giovanile Batti il Tuo Tempo

Municipio XI

Centro Giovanile Tetris

Municipio XII

Spazio Arcobaleno Santa Palomba

Municipio XVIII

Spazio Arcobaleno Bastogi, Associazione Bastogi a Colori

Municipio XIX

Rete delle Associazioni di Quartaccio

Associazione Vivere al Quartaccio

Punto informativo spazio prossimo, diritti e cittadinanza.

[modifica] Collegamenti esterni

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